Castello di Arpaia

La cittadina di Arpaia è sempre stata un luogo di confine tra il Sannio e la Piana della Campania. Il nome Arpaia, potrebbe avere origine etrusca, avendo la radice di Arpen (luogo montuoso), presente anche in altri toponimi locali come Arpaise, Arpino e via dicendo. Altri storici, fanno derivare il nome di Arpaia da “Appadio”, com’è menzionato in documento del 1661 “Apadii oppidum in furcis caudinis”, ma l’ipotesi più attendibile potrebbe essere “Ad Podium” che può riferirsi ai piccoli poggi disseminati lungo l’asse stradale dell’Appia, per la muta dei cavalli o ai poggi collinari che coronano il paese. Le origini di Arpaia vanno cercate, secondo gli storici locali, nel fatto che la gola in cui è situata, tra i monti Tairano e il Paraturo, sia stata sempre un passaggio strategico tra la Puglia e la Campania. Fu per tale moti vo che prima i Sanniti e in seguito i Romani decisero di fortificare l’altura attraverso la costruzione di rocche difensive. Il Castello-Fortezza, di cui oggi restano solo i ruderi, si erge su un largo terrazzo roccioso. Sulla sinistra dell’imponente fortilizio, antistante al paese, la cinta del bastione è preceduta da un fossato, protetto da una controscarpa e da una muraglia semicircolare con assetti in pietra calcarea. Sulla destra, il muro protetti vo va a collegarsi con la più estrema cinta di difesa che si sviluppa su un vasto perimetro che va dal lato prospiciente al Castello di Arienzo a quello che si affaccia sul Valloncello. Queste costruzioni costituiscono la prima cinta difensiva. Tra la fortezza e la cinta difensiva della cortina, si apriva una grande scarpata in cui vi erano piccole postazioni di vedetta per controllare l’entrata e l’uscita dal castello. Le mura difensive, alte cinque metri e precedute da un fossato, si estendevano fino al Vallone San Berardo e sul Valloncello. La muraglia descrive un semicerchio verso la gola del Monte Parature e prosegue inerpicandosi sulle masse rocciose del burrone che si affaccia sulla zona di S. Fortunato. Sulla sinistra, tra la prima e la seconda cinta muraria, domina il masti o grazie al quale era possibile controllare il versante del Monte Tairano, quello di Piana Maggiore e il Monte Olivella. Seguendo la direttrice del mastio, al centro della poderosa fortificazione, si apre l’ingresso principale, protetto da due rivellini, entro i quali doveva azionarsi un ponte levatoio. Attualmente, del Castello-Fortezza, rimane osservabile la complessa planimetria, gli elementi portanti dei vari alloggiamenti e la cortina che conduce verso un nucleo centrale abitativo. Su questo reperto, alto alcuni metri, si sviluppano strutture di rinforzo e archi a pieno centro in pietra calcarea, listati con mattoni facciavista. A destra del nucleo abitati vo si può scorgere una botola per i piani inferiori con un arco ribassato, eseguito a liste di mattoni, che si immette in ambienti interrati non ancora esplorati . Alcuni di questi reperti murari presentano nel loro interno dei canali di gronda, formati da due copponi poligonali in terracotta smaltata, usati per far confluire le acque piovane nelle cisterne sotterranee.