Castello di Pietrastornina

Il Castello di Pietrastornina, di epoca Longobarda, fu edificato sulla grossa cima rocciosa che sovrasta l’abitato del borgo medioevale. Il nome del paese è riportato nei documenti medioevali in varie forme: “Petre Sturmine”, “Petrastrumula”, “Petra Strumini”, “Petrae Strumiliae” e “Petra Sternina”. La prima attestazione storica del Castello, risalente al Novembre del 774, si ritrova in un atto di donazione fatto dal principe longobardo Arechi II a favore della Chiesa di Santa Sofia in Benevento. Durante la dominazione sveva, Pietrastornina era sotto il diretto controllo imperiale e fu durante il governo di re Manfredi che entrò in possesso di Riccardo Filangieri. Dopo la battaglia di Benevento il feudo passò al Regio Fisco e Carlo I d’Angiò ne fece dono nel 1270 a Guglielmo Stendardo, cui successe inizialmente il primogenito Guglielmo II, Maresciallo del Regno di Sicilia e dal 1302 Gran Contestabile del Regno, ed, inseguito, il terzogenito Tommaso Stendardo. Nel 1338 Amelio Del Balzo fu barone di Pietrastornina, a questi successero nel 1351 la figlia Ceccarella e nel 1348 Matteo della Marra. Passato a Filippo Caracciolo, Maresciallo del Regno, il paese fu preso con la forza nel 1418 da Marino della Leonessa, signore di Cervinara. Fu la regina Giovanna II, nel 1426, a restituire il paese al legittimo possessore. Il feudo ritornò nuovamente nelle mani del signore di Cervinara come dote di matrimonio della moglie Novella Caracciolo. Il feudo fu venduto al fratello Giacomo della Leonessa, con assenso regio dell’11 aprile 1450. Durante il regno di Ferdinando I d’Aragona Pietrastornina fu acquistata dal conte di Maddaloni, Diomede Carafa, e appartenne alla sua famiglia fino al 1567. Durante la dominazione spagnola in Italia meridionale, il paese venne acquisito nell’ottobre del 1586 dal nobile Cesare Pagano, al quale successe nel 1599 il primogenito Ugo. Fu poi venduto a Vincenzo Cossa e da questi alienato cinque anni dopo ad Andrea Lotti ero, che lo tenne dal 1643 con il ti tolo di principe di Pietrastornina. Morto nel 1644 senza lasciare eredi, tutte le sue proprietà furono confermate fino all’abolizione della feudalità. La storia feudale di Pietrastornina spiega in gran parte le sorti del suo castello, oggi rudere. Da indagini storico- archeologiche, effettuate sui ruderi del Castello, è emerso che il fortilizio si componeva di almeno due corpi di fabbrica di diverse dimensioni, posti ad altezze differenti lungo la rupe. La struttura difensiva era completata da un sistema di camminamenti fatto di ripide scalinate ricavate nella roccia, e vari bastioni murari che si estendevano intorno all’intera rupe. Durante il dominio svevo, per la sua struttura “atipica” rispetto ai fortini medievali presenti nel territorio campano, la roccaforte di Pietrastornina, come attestano le fonti documentarie, nell’autunno del 1239.