Castello di San Michele - Avella

Il castello di Avella, noto anche come “castello di San Michele” per il culto longobardo verso l’Arcangelo, fu costruito dai Longobardi nel VII secolo d.C. Strutturalmente la roccaforte rappresenta una sintesi delle tecniche costrutti ve militari adottate tra il VII e il XIV secolo d.C in Campania. Le prime notizie dell’esistenza di una fortificazione ad Avella risalgono proprio alla metà del IX secolo quando la sua posizione di confine lo espose a numerosi attacchi e scorrerie, come quella compiuta dai saraceni nell’883. Eretta sulle sommità di una collina, situata a destra del fiume Clanis, la fortezza di Avella gode di una posizione strategica per il controllo del territorio circostante. Il castello, infatti , domina l’accesso che mette in comunicazione Monteforte Irpino con la Valle del Sabato e conduce verso la Puglia e la costa adriatica. La sommità della collina è occupata dalle strutture della rocca, sovrastata da un’imponente torre cilindrica su base troncoconica saldata alle imponenti strutture del donjon (Dongione, particolare tipo di torre difensiva). Le due cinte murarie si sviluppano a diversa altezza e cingono le pendici del colle ricongiungendosi sul lato settentrionale, alla base della rocca. La prima cinta, di epoca longobarda, ha una pianta ellittica; del circuito murario si conservano dieci semitorri, delle quali cinque a sezione troncoconica e quattro di forma troncopiramidale. Recenti scavi hanno portato alla luce alcuni blocchi tufacei, probabilmente residui di una struttura templare di epoca romana dedicata ad Ercole. La seconda cinta, di periodo normanno, è a pianta poligonale e prevede una porta carraia nell’angolo sud-orientale e nove torri, tutte quadrangolari eccetto quella dell’angolo sud-occidentale della fortificazione, a pianta pentagonale. Nell’area compresa tra le due cinte murarie, sono visibili i resti di numerosi ambienti riferibili a strutture abitative; l’unico edificio conservato in elevato è una grande cisterna a pianta rettangolare, situata immediatamente all’interno della cinta muraria. La Torre-Masti o di epoca angioina, collocata vicino alla cortina settentrionale è a pianta circolare. Alta quasi 20 metri, esternamente si presenta come un cilindro massiccio impostato su una base troncoconica compatta, con la superficie aperta da scarse finestre e feritoie, parzialmente crollate. Internamente, la Torre presenta tre locali sovrapposti , vi si accedeva dal Palazzo feudale, attraverso un ingresso a livello del primo piano. La sala del piano terreno, adibita a magazzino e priva di luce, ha forma circolare ed è coperta da una cupola emisferica in cui è praticata un’apertura rettangolare. Questa botola è l’unico mezzo di comunicazione tra il piano terreno ed il primo piano, dove una seconda botola permetteva di passare con una scala lignea retratti le ai piani superiori. Sono crollati ,invece, i solai del secondo e terzo piano. La sommità è comunque priva del coronamento con merlatura guelfa, visibile ancora negli ultimi anni del secolo scorso. La collina su cui sorge il Castello di Avella è stata teatro anche di ulteriori ed importanti ritrovamenti archeologici. Infatti , tra le rovine del Castello fu rinvenuto, nel 1685, il famoso “Cippus Abellanus”, risalente al 150 a. C. circa ed attualmente custodito presso il Seminario Vescovile di Nola. Si tratta di un’iscrizione in Lingua Osca recante la convenzione tra Abella e Nola concernente i terreni in mezzo ai quali sorgeva un comune Tempio di Eracle.