Complesso castellare di Summmonte

La dimostrazione che il territorio di Summonte fosse abitato sin da tempi remoti è fornita dal ritrovamento di alcune tombe di epoca preromana, probabilmente osche. Le origini di Summonte sembrano risalire alla prima metà del V secolo d. C., quando le popolazioni dell’antica Nola, Abella ed Abellinum si insediarono nel territorio avellinese per sfuggire alle incursioni vandaliche. In un documento della seconda metà dell’VIII secolo viene annoverata l’esistenza di un imponente fortilizio chiamato “Castrum Submonti s”. Il “Castrum Submonti s”, costituiva uno dei punti difensivi più strategici della Valle Avellinese, infatti , grazie alla sua posizione era possibile controllare gli accessi naturali che dalla Valle Caudina e da Benevento, dirigevano verso Avellino e verso Salerno. I Longobardi, occupato il castello, potenziarono la fortificazione di Summonte ampliandola e rafforzandola mediante la costruzione di una torre che, diversamente da tutte le altre torri edificate nel Beneventano, ebbe base circolare e non quadrata. Nel 1138, durante la lunga guerra contro il Conte Rainulfo di Avellino, le truppe di Ruggiero II “il Normanno”, espugnarono il Castello. Quando, sul finire dell’XI secolo d. C., Summonte fu concessa in feudo a Raone Malerba, un nobile di famiglia franca al seguito dei Normanni, il fortilizio venne ulteriormente ampliato con la costruzione di abitazioni per i servi e per i soldati e di una piccola Chiesa. Veniva a delinearsi così un borgo interamente murato, con ingresso principale dall’attuale arco San Nicola. Nella seconda metà del XIII secolo, il Castello assunse il suo assetto definiti vo e l’annessa Torre venne ristrutturata nella forma ti pica delle altre torri di epoca Angioina. Il feudo rimase sotto il dominio dei Malerba per oltre due secoli fino alla morte dell’ultima discendente, Francesca Malerba, priva di eredi diretti . Nel 1340, il Feudo e il Castello furono concessi alla Famiglia della Leonessa e, in seguito, ai Caracciolo. Ad oggi, purtroppo, dell’originario complesso fortificato, che dominava l’abitato di Summonte, restano solo la Torre Angioina ed alcuni tratti delle anti che cinte murarie. Dagli studi storico-archeologici del sito è stato possibile ricostruire la struttura originaria del Castello di Summonte. Il Castello era circondato da una prima fila di mura perimetrali con quattro capisaldi, che suddividevano le mura in altrettanti tratti , ciascuno lungo una cinquantina di metri. A valle, oltre la suddetta cinta di mura, in corrispondenza del caposaldo a sud-est della Torre, vi erano delle formazioni murarie a semicerchio. Questa seconda cinta di mura rendeva molto difficile l’accesso agli eventuali aggressori e l’assalto alle difese fisse del Castello, anche per la condizione naturale del terreno, che si elevava letteralmente a picco. Al centro dell’imponente struttura difensiva originaria si ergeva la maestosa “Torre Angioina”, alta circa 16 metri, dalla cui sommità era possibile sorvegliare l’intera zona. La Torre era accessibile attraverso un unico varco, sopraelevato rispetto al piano di campagna. Angusti e tortuosi corridoi sotterranei gli assediati permettevano di comunicare in condizioni di sicurezza. La Torre era suddivisa su due piani con solai di legno, comunicanti tra loro attraverso scalini ricavati dallo spessore del muro perimetrale. È possibile che al di sotto di essa, nella parte interrata, vi fosse un passaggio sotterraneo (una sorta di cunicolo la collegava agli accennati corridoi). Durante la Signoria di Roberto Malerba, nel Maniero di Summonte, venne rinchiuso – per ordine di Federico II - il Cavaliere lombardo Obertino da Mondello, prigioniero nella battaglia di Cortenuova (22 novembre 1237). Inoltre - nel 1440, sotto il Feudatario Ottino Caracciolo - il Castello ospitò Renato d’Angiò, durante la sua sfortunata guerra contro Alfonso d’Aragona.In epoca recente, grazie ad un intervento di restauro, l’assetto murario della Torre Angioina è stato ripristinato. I solai originari, forse cinque, avevano travi e tavolato in legno di castagno. Il volume di base della Torre Angioina, modellato a tronco di cono, era di sezione ellittica: ciò, probabilmente, perché la costruzione aveva dovuto includere le strutture murarie di un Masti o preesistente. La ricomposizione della Torre è avvenuta studiando con cura tutti i particolari e riproponendo i medesimi materiali e le tecniche costrutti ve dell’epoca. Tutte le aperture sono state riconfigurate usando le stesse modalità di taglio della pietra e composizione degli archivolti . Lo scavo archeologico, che ha interessato l’area del Castello di Summonte, ha consentito di riportare alla luce varie sale del Maniero, collocate a ridosso del possente circuito murario, avente forma trapezoidale e munito di torri cilindriche d’angolo. In parti colare, si è provveduto a recuperare ed a completare due di tali sale, riproponendo l’apparecchiatura di conci di pietra sbozzati relativamente sia alle loro superfici esterne che alle superfici interne. Le due sale, dapprima adiacenti , oggi sono state integrate tra loro e collegate mediante un grande varco ad arco in pietra, ricavando un unico grande ambiente a pianta rettangolare grande circa 78 metri quadri. Le strutture orizzontali di copertura sono ordite con travi di legno lamellare e tavolato con soprastante copertura a volta. All’interno, è possibile ammirare un camino in pietra con cappa a tronco di piramide, una serie di arredi e bacheche con reperti archeologici. Il pavimento è in legno, come pure gli infissi in massello lucidato a cera. Attualmente tali sale vengono utilizzate per lo svolgimento di conferenze e di manifestazioni di vario genere, e costituiscono la sede del “Museo Civico” di Summonte.