Convento Francescano di S. Caterina D'Alessandria

Il convento di Santa Caterina di Alessandria si sviluppò come complesso monastico benedettino, eretto intorno ad una cappella dedicata alla santa martire d’Alessandria d’Egitto. Le prime notizie risalgono al XV secolo: “Martino Calzarone, di San Martino Valle Caudina, avendo edificato in questa terra una cappella sotto il titolo di S. Caterina, con donazione irrevocabile, dona ad essa i seguenti beni:.....”. Successivamente vicino alla Cappella di Santa Caterina fu costruito un monastero dei Monaci della Congregazione benedettina di Montevergine, come risulta da un inventario dei beni fatto il 10 luglio 1579, su richiesta del Priore Don Girolamo Tauro d’Avella. Da un inventario del 22 ottobre 1696 si legge che “il Convento e la Chiesa sono in località S. Caterina, 100 passi circa distanti da S. Martino, dalla parte nord. La Chiesa è lunga palmi 48 e larga 28. Ha pareti bianche e cinque finestre... Attaccato alla Chiesa è il Convento, con sei celle sovrane e sei sottane, con giardino murato e altre stanze”. Il Convento, poi diventato grancia, fu soppresso sotto il pontificato di Innocenzo X e lasciato in abbandono finché nel 1722 fu donato ai Francescani da Benedetto XIII. Nel 1729 vi alloggiò lo stesso papa che da Benevento tornava a Roma. Nel convento soggiornò due volte il re Ferdinando II di Borbone come si ricava da una iscrizione del 1854 posta sotto l’altare maggiore, che con un suo decreto lo insignì del titolo di “Real Convento”, e lo mise sotto la sua protezione il 13 luglio 1854. Ancora oggi la stanza posta sopra il portone d’ingresso, di solito abitata dal guardiano, è detta “la stanza del re”. In omaggio alla visita del re, fu decisa la costruzione di quel tratto di via che dalla strada, un tempo chiamata Ferdinandea Irpina, porta al Convento. Il vecchio ponte di accesso al Convento fu così sostituito con un’opera in muratura. Dal 1939 fu sede del Chiericato di Filosofia, e sede di Noviziato fino al terremoto del 1962. I terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 hanno minacciato gravemente la stabilità del Convento e della Chiesa costringendo i frati a trovare alloggio in case private messe a disposizione da alcune famiglie del paese. Attualmente il Convento non ha una comunità stabile di frati che officiano, in determinati giorni, solo la Chiesa, priva oggi, a causa dell’ultimo terremoto, degli affreschi sulla vita di Santa Caterina e di S. Antonio, che negli anni ’50 vi aveva dipinto l’artista locale Aristide Palumbo. La sua custodia è stata affidata, dall’Ordine dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia, alla fraternità dell’Ordine Francescano Secolare di San Martino Valle Caudina, al cui interno è stato costituito un coordinamento laicale presieduto dal prof. Pasquale Pisaniello. Il convento ha un bellissimo chiostro e numerosi spazi, sia all’aperto che all’esterno, capaci di ospitare gruppi per ritiri parrocchiali e campi estivi, di una o più giornate, soprattutto per i giovani che si adattano più facilmente all’ambiente alquanto spartano che lo caratterizza, ma molto ben tenuto e gestito.