Grotta di San Michele - Avella

La grotta di San Michele si trova in località Capo di Ciesco, a circa 2 km dal centro abitato di Avella, in un vallone solcato dal corso del fiume Clanio. Nonostante la folta vegetazione è ancora possibile osservare, sulla parte alta della parete rocciosa in cui si apre l’ingresso alla grotta, il paramento murario e la nicchia. Si tratta di una grotta chiaramente eremiti ca. Ad attestarlo vi è una tomba, desti nata forse all’ultimo eremita, collocata sulla destra della scalina che porta al piano di calpesti o, così voluta per crearvi un altare di cui oggi non rimane che una base rettangolare. Tra il XIII ed il XIV sec., come sembra dai dipinti , vi era una cappella centrale dedicata al culto micaelico , riconducibile all’epoca Longobarda. Nell’angolo Nord-Est della galleria occidentale sorge un sedile in muratura, ricoperto da uno spesso strato di intonaco, è addossato alla scala della cappella del Salvatore. Saliti due gradini si accede al corridoio centrale che presenta la volta più alta della galleria occidentale, il calpesti o in pendenza verso ovest e un sedile in muratura lungo la parete meridionale. Sul lato opposto sorge la cappella del Salvatore che termina con una sorta di trichora modellata nella roccia. Vi si accede grazie ad una scala in muratura costruita anteriormente al 1974 sull’originaria rampa. Allora al centro della cappella si conservava ancora l’altare che dopo il 1974 venne rimpiazzato da una croce lignea poi rimossa. Ad Est della cappella del Salvatore sorge un sacello di cui non conosciamo l’intitolazione,ma che, stando all’immagine dipinta sul lato orientale del catino potrebbe essere dedicato al Batti sta. Al centro della cappella sorge un altare in muratura costituito da un basamento e da una nicchia che dal 1972 ospita la statua di S. Francesco d’Assisi. Poco oltre il sacello, nella parete rocciosa è murata un’acquasantiera di marmo di fattura recente. Dal corridoio centrale, salendo tre gradini, si accede alla spaziosa cappella di S. Michele. Caratterizzata da un’ampia cavità ad Est e da una più piccola a Sud-Est, la cappella presenta a Nord una sorta di trichora rialzata che ospita l’antico altare ed è fiancheggiata a Nord-Ovest da un’absidiola che potrebbe aver svolto le funzioni di prothesis, rintracciabile in alcune chiese rupestri pugliesi. Menzionato per la prima volta alla fine dell’Ottocento, l’altare è realizzato con bozze di calcare e laterizi di reimpiego. La mensa è addossata al gradino che raggiunge il catino dell’absidiola e costituisce una sorta di dossale. La mancanza di intonaco sul retro consente di riconoscere che la mensa presenta due fasi costrutti ve, la seconda delle quali individua un ampliamento della primitiva struttura. Dinanzi alla struttura sorge un baldacchino in muratura coperto da una volta a vela e decorato da stucchi. Alla parete di fondo si addossa un altare in marmi commessi che molto probabilmente corrisponde all’altare «di vago stucco abbellito». Nella nicchia che sormonta l’altare è collocata una statua in calcare che raffigura l’Arcangelo che calpesta il demonio. La scultura non è rifinita sul retro, a testimonianza che poteva essere vista solo dal lato anteriore. Il volto di S. Michele, inquadrato da una folta chioma riccioluta, è caratterizzato da profonde orbite e dalle labbra socchiuse. L’Archistratega, che indossa mantello, corazza, gonnellino e alti calzari, con la mano destra brandisce la spada che è costituita solo dall’elsa decorata nella parte inferiore da una rosetta a sei petali. Trattenuta in vita da un cordone con fiocco centrale, la corazza è ornata da sinuosi girali e conserva resti di stuccatura con policromia in rosso e grigio, mentre il gonnellino, solcato da rigide pieghe, presenta tracce di colore giallo e rosso. La mano sinistra trattiene il mantello, al quale il demonio, che l’Arcangelo schiaccia con il piede sinistro, si aggrappa con la zampa destra. La bestia diabolica ha una testa mostruosa e il corpo di capra con coda e due grosse mammelle. Il simulacro avellano venne scolpito molto probabilmente nel periodo compreso tra l’esecuzione del S. Michele che colpisce il drago con la lancia, dipinto nella prima metà del XVI secolo sull’antico altare dell’Arcangelo e la realizzazione della scomparsa immagine di S. Michele con la spada, che venne sovrapposta alla precedente nella prima metà del Seicento. Lungo la parete orientale della cappella di S. Michele si trova una vasca in muratura che raccoglie le gocce d’acqua provenienti dalla soprastante formazione stalattiti ca. Sulle pareti della grotta si conservano affreschi che sono stati datati dall’epoca paleocristiana all’età moderna. Sebbene manchino gli elementi che possano confermare l’impiego della grotta avellana sin dall’età paleocristiana come sepolcreto o luogo di culto, tantomeno la certezza che la chiesa rupestre costituisca un esempio di cristianizzazione di un preesistente luogo di culto pagano delle acque, tuttavia esistono prove che il Clanio fosse venerato come una divinità locale nel territorio a Nord di Avella. Presso alcune fonti che vanno a confluire nel fiume, sorgeva un santuario fontanile frequentato dalla metà del V secolo a.C. sino al II-I a.C., dove pare si venerasse Ercole protettore delle sorgenti oltre che dei pastori. L’acqua che stilla dalla formazione stalattitica, nella parte più interna della spelonca dovette risultare strettamente funzionale al culto dell’Arcangelo che è anche considerato patrono delle acque fluviali.