La Collegiata di San Giovanni Battista

Come quasi tutte le Chiese della Valle Caudina, anche questa Chiesa Sammartinese vanta origini molto remote ma non determinabili con certezza. C’è un dato di fatto innegabile: la collocazione del complesso religioso in prossimità del Castello, nella parte centrale del borgo medievale, la pone a servizio del castello e del borgo che gli si sviluppò intorno. Altre cappelle erano presenti nel borgo antico (S. Antonio, San Pietro, San Vito,...) di cui non rimane più nulla se non qualche labile traccia nella toponomastica o in un inventario dell’archivio parrocchiale. Non è possibile stabilire con certezza una cronologia nel legame tra la Chiesa e il Castello ma è molto probabile che una eventuale differenza cronologica sia irrilevante. La tradizione religiosa di San Martino Valle Caudina, per quanto riguarda il Medioevo fa menzione più dettagliatamente della chiesa arcipretale di S. Martino vescovo e del culto dei Santi Palerio ed Equizio. San Palerio, secondo la tradizione, era vescovo di Telese, città dalla quale fu costretto all’esodo in seguito ad una incursione saracena verso la fine del secolo IX d.c.. Il Diacono Equizio seguì il Vescovo nella fuga. Ai Santi Palerio ed Equizio fu dedicata una Chiesa costruita nei tempi Normanni, poi andata distrutta. Le reliquie dei due Santi furono trasferite nel secolo XVIII proprio nella Collegiata di San Giovanni Battista. Le prime notizie databili concernenti la nostra Chiesa risalgono al periodo del Viceregno spagnolo. Infatti una delle quattro campane che erano sospese in cima al campanile della Chiesa, recava la data del 1521, un’altra fu tenuta a battesimo da Vittorio Loffredo, Duca di San Martino, nel 1565. Ora purtroppo esistono soltanto due campane nelle quali furono rifuse quelle già citate, nel 1921. L’assetto attuale della Chiesa nelle sue linee essenziali risale al periodo del Cardinale Orsini, Arcivescovo di Benevento, dalla fine del XVII secolo alla prima metà del XVIII secolo. Il Cardinale Orsini, poi Papa Benedetto XIII fu definito a giusto merito il “Papa archivista”. A lui si deve, infatti, la riorganizzazione degli archivi diocesani e parrocchiali. Oggi la Chiesa è costituita da un’unica navata centrale con piccole cappelle laterali. Sulla sinistra troviamo l’accesso al campanile a pianta quadrata e il pregevole fonte battesimale. Molto bello e ben conservato il confessionale del ‘700. Attiguo alla Chiesa è il complesso formato dalla canonica e dalla Cappella della Confraternita del S. S. Rosario, già dedicata a Maria SS di Costantinopoli, sotto la quale era uso seppellire i bambini. Due interessanti lapidi si trovano all’interno della Collegiata. La prima si trova murata nella destra dell’abside e si riferisce alla Consacrazione della Chiesa del 12 agosto 1694. L’iscrizione in latino ricorda la concessione ai fedeli dell’indulgenza di cento giorni. Assai più interessante è però la seconda lapide che si ricollega al culto medioevale sammartinese di S. Palerio Vescovo e del suo Diacono S. Equizio, che si trova dietro l’altare maggiore. Tale lapide è posta immediatamente dietro la bellissima urna marmorea del settecento contenente le reliquie dei Santi, ivi poste il 5 marzo 1713, alla presenza di Vincenzo Maria Orsini, Cardinale Arcivescovo di Benevento, dopo essere state ritrovate casualmente il 16 giugno 1712 da alcuni muratori mentre lavoravano alla costruzioni delle fondamenta di un nuovo edificio in contrada San Palerio. L’archivio della Chiesa, ha subito non poco l’ingiuria del tempo. Solo grazie alla sollecitudine del parroco don Ugo Della Camera fu possibile salvarne una buona parte. I volumi sono stati catalogati e sistemati presso la chiesa arcipretale di S. Martino vescovo. Oltre ai registri dei Battesimi, datati dalla fine del 500 ad oggi pur con qualche interruzione, l’archivio conserva gli Stati delle anime a partire dal 1687, strumenti preziosi di studio per la microstoria locale.