Ruderi del Monastero dell'Incoronata - Sant'Angelo a Scala

Il convento dedicato a S. Maria dell’Incoronata, nella citt à di Sant’Angelo a Scala, venne fondato nel 1577 da Laura Brancaccio Carafa. Situato nelle vicinanze di un preesistente luogo di culto costruito da San Romualdo, oggi è ridott o allo stato di rudere. Sorgeva in una piccola valle della catena del Partenio, dett a “Chiaia”. Qui giunsero Giulio da Nardò, futuro beato, e Giovanni da Figuera, di nazionalità spagnola, intorno al 1557. I due giovani si disti nsero talmente nella loro vita eremiti ca, al che i signori di Sant’Angelo a Scala, marchesi Carafa, fecero erigere una chiesa solida e ampia, nella quale fu posta, quale dono della citt à di Nola, una bellissima statua in legno della Madonna ornata con una corona regia, la cosidett a Vergine Incoronata, la cui denominazione si estese successivamente a tutt o l’Eremo che nel 1577 fu affi dato alla Congregazione Camaldolese degli eremiti di Monte Corona, seguaci della Regola di San Benedett o, per volontà del papa Gregorio XIII. Il monastero dell’Incoronata si ingrandì notevolmente con i camaldolesi; alla fi ne del Seicento era per importanza al secondo posto dopo la casa madre dei Camaldoli in Toscana e ospitava all’incirca trentacinque eremiti . Att ualmente di quel ricco e magnifi co complesso restano solo i ruderi poiché, ancor prima delle soppressioni del governo napoleonico, era stato già demolito e reso inuti lizzabile, essendo stato rifugio del colonnello borbonico Michele Pezza, meglio noto come fra’ Diavolo braccato tra queste montagne ed infine catturato dalle truppe bonapartiste di Joseph Léopold Sigisbert Hugo (il padre del romanziere Victor Hugo). Come in tutti gli eremi camaldolesi, anche all’Incoronata di Sant’Angelo a Scala lo studio era tenuto in gran conto, quindi non mancavano gli strumenti e i mezzi per coltivarlo; l’addetto alla biblioteca aveva un ruolo molto importante, essendo considerato come secondo responsabile delle cose contenute nell’Eremo. Dai documenti di una busta dell’Archivio di Montevergine (la n. 260), risulta la presenza di un notevole numero di volumi presso l’Eremo sin dal 1694. Perché tali volumi siano poi pervenuti a Montevergine e esattamente quando, restano comunque interrogativi cui è difficile dare una risposta.